Karl Ludwig Kahlbaum

Karl Ludwig Kahlbaum (1828-1899)

Il Centro KL Kahlbaum è dedicato alla figura storica di un grande psicopatologo del secolo scorso, che ha lasciato un’impronta molto importante della definizione della psicopatologia contemporanea e dell’attuale approccio alla clinica delle malattia nervose.

Karl Ludwig Kahlbaum ha rappresentato indubbiamente una figura centrale nel panorama della psicopatologia europea del secolo scorso. Dalla sua ricerca in ambito clinico, basata sull’osservazione rigorosamente descrittiva dell’evoluzione e del decorso dei sintomi psichiatrici presentati dai pazienti che giungevano alla sua osservazione, sono emersi contributi di grande importanza e di estrema originalità che hanno contribuito in modo rilevante all’evoluzione del corpus dottrinale della psicopatologia contemporanea. Molte delle sue idee innovative sono infatti considerate ancora attuali e sono alla base dei sistemi di classificazione delle malattie mentali contemporanei.

Dopo aver studiato matematica, scienze naturali e medicina a Königsberg, Würzburg, e Lipsia, Karl Ludwig Kahlbaum si laureò in medicina a Berlino nel 1855. Successivamente iniziò a lavorare presso l’Ospedale Psichiatrico di Wehlau nella Prussia orientale.

Per alcuni anni (1863–66) fu anche docente presso l’Università di Königsberg e dal 1867 fu direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Görlitz. Da allora, per tutta la vita continuò a vivere a Görlitz.

Il maggiore contributo di Kahlbaum alla psichiatria contemporanea consiste nell’aver osservato primo la scarsa utilità operativa delle classificazioni delle malattie mentali in cui il raggruppamento dei disturbi in aree omogenee viene effettuato sulla base delle similitudini sintomatologiche individuabili nel corso dell’osservazione clinica. Al contrario egli sosteneva che il raggruppamento dei disturbi mentali dovesse essere effettuato in base all’individuazione di loro similitudini nell’ambito dell’evoluzione longitudinale del loro decorso ed in base alla loro prognosi.

Vengono considerati molto importanti alcuni studi condotti insieme al suo collaboratore Ewald Hecker (1843–1909) nel corso della sua permanenza a Görlitz, su casi di giovani pazienti psicotici.

Le loro ricerche psicopatologiche Kahlbaum ed Hecker furono notevolmente innovative. Essi infatti introdussero per primi un sistema di classificazione basato esclusivamente sull’impiego di termini descrittivi, come ad esempio ciclotimia, catatonia, parafrenia ed ebefrenia.

Kahlbaum studiò a fondo il tema della Jugendliche Irresein o "follia giovanile", sottolineando come si potesse ottenere un’importante effetto di prevenzione sull’esordio di queste manifestazioni, sottoponendo i genitori di questi giovani pazienti ad un adeguato percorso educativo.

Relativamente ai suoi studi sulla catatonia, egli pubblicò l’importantissima monografia dal titolo Die Katatonie oder das Spannungsirresein nella quale, nell’ambito di un disturbo più complesso caratterizzato dall’alternanza di periodi di umore depressivo, maniacale o psicotico, che normalmente esita in un quadro demenziale,  egli interpretava questo disturbo come una semplice fase di passaggio nel corso della quale i sintomi della catatonia si presentavano a causa della comparsa di un’alterazione nel controllo delle funzioni motorie.

Questi punti vista molto innovativi di Kahlbaum avrebbero condizionato notevolmente in epoca successiva il lavoro di Emil Kraepelin, il grande psichiatra tedesco di fine ‘800 il cui pensiero ha influenzato in modo determinante la nosografia psichiatrica contemporanea.

Ad ogni modo tuttavia, la descrizione della catatonia proposta da Kahlbaum non corrispondeva esattamente a quella proposta succesivamente da Kraepelin, che considerava la catatonia alla stregua di una variante o sottotipo della dementia praecox (o schizofrenia).

Al contrario, così come fu osservato da Adolf Meyer molti anni più tardi, la descrizione di catatonia proposta da Kahlbaum era molto più ampia, estendendosi in modo trans-nosografico fino ad includere tutte le manifestazioni cliniche in cui erano individuabili sintomi di catalessia, negativismo, automatismo, stereotipia e verbigerazione.

Nel suo modo di gestire l’attività psichiatrica egli attribuiva estrema importanza alla capacità dei clinici di riuscire a costruire una relazione terapeutica particolarmente solida, che rappresentasse un’alleanza nell’ambito della quale veicolare sia ai pazienti che ai loro familiari informazioni e suggerimenti, relativamente a stili di vita ed a vari tipologie di norme igieniche, nel contesto di quello che potrebbe essere oggi definito a tutti gli effetti un approccio psico-educativo ante litteram.